Intervista ad Alessandro Pasquale – CEO di Mattoni
Michael Kuna e Tobias Elman Gareth, classe 4.C
Si ringrazia Veronika Costantino, classe 4.C, per aver reso possibile questa intervista, mettendo in contatto gli studenti e l’intervistato

Chi è?
Alessandro Pasquale è un imprenditore italo-ceco, noto principalmente per il suo ruolo di CEO del gruppo Mattoni 1873, una delle principali aziende europee nel settore delle acque minerali e delle bevande. Sotto la sua guida, Mattoni 1873 è diventata un’importante realtà internazionale nel mercato delle acque, con marchi come Mattoni, Acqua Pejo, e Acqua Minerale San Benedetto, che ha acquisito una forte presenza in diversi Paesi europei.
Pasquale ha dato al gruppo una strategia mirata alla sostenibilità e all’espansione internazionale, puntando su innovazione e responsabilità ambientale.
Qual è stata la strategia principale che ha permesso a Mattoni di crescere e diventare un leader nel settore delle acque minerali?
La strategia … Ci sono due periodi: il primo è stato con mio papà e la sua strategia (che è ancora valida): è stata quella di segmentare i prodotti. Quindi è un’offerta che soddisfa ogni esigenza. L’acqua più per la famiglia, l’acqua più esclusiva, e così via… in maniera tale di coprire la più grande fetta del mercato. Poi, quando sono arrivato io, ho ritenuto che quel nostro mondo delle bevande non alcoliche dovesse consolidarsi e allargarsi. E qui ho detto bene. Quindi espandersi in altri Paesi e fare acquisizioni.
La serie Mattoni ha contribuito alla popolarità del marchio?
Penso di sì. L’abbiamo fatta apposta. Spero che abbia funzionato.
State lavorando su nuovi materiali per il packaging che possano sostituire la plastica tradizionale?
Questa fobia o questa feroce critica alla plastica è fondamentalmente sbagliata: se dovessimo sostituire tutto quello che è fatto di plastica con legno o metallo … o non so che altri materiali … rimarremo senza foreste e si dovrebbero scavare delle miniere sconfinate. La plastica, come tutte le cose, non è sbagliata, ma è gestita in modo sbagliato. Quindi io, piuttosto che sostituire la plastica, mi concentro nello sviluppare e creare sistemi di gestione migliore: ad esempio, sistemi circolari, dove la plastica viene continuamente riutilizzata. Le bottiglie di plastica che facciamo noi vengono chiamate single-use (uso singolo). Ma è una banalizzazione, perché a me non interessa avere un pezzo (una bottiglia) multi-uso, a me interessa avere un materiale multi-uso. Quindi se si usa la bottiglia di vetro … OK … questo pezzo lo usi più volte, ma se io prendo una bottiglia di plastica e dopo la recupero, la riciclo, ne faccio un’altra, questa può avere diverse forme e diverse vite. Non c’è differenza tra le due cose, perché non mi interessa nulla di avere un pezzo multi-uso, mi interessa che il materiale sia multi-uso e non venga sprecato.
Quali sono le principali sfide che ha affrontato come CEO di Mattoni e come le ha superate?
Le sfide … dipende cosa intendiamo per sfide. Se intendiamo difficoltà: c’è stato un periodo di tensione nel 2008, in piena crisi finanziaria. E l’ultimo momento brutto è stato quello del Covid. Dopo quello, per il momento nulla. All’inizio, per questo tipo di sfide è stata importante l’incoscienza, perché non sapevo, non mi rendevo conto del pericolo ed è andata bene. Per le ultime, è questione di fare un lavoro, di coinvolgere il tuo team e di trovare insieme l’energia per implementare anche soluzioni difficili che non esistono. E’ tutta una questione di persone. Se invece parliamo di sfide di crescita… anche lì non devi avere paura di fare le cose che non puoi fare. Le cose spesso in teoria sono più grandi di te o più difficili. Prova a farle e di solito funziona.
Qual è la priorità n. 1 nella sua azienda?
Sopravvivere. Un’azienda è come … Questa è già un’azienda che esiste da … diciamo in questa forma dal ’91. Quindi parliamo di 32 anni. 32 anni sono tanti per un’azienda. Non ce ne sono molte che durano così tanto. E ci sono poche aziende che passano la seconda generazione. Un’azienda è come un organismo. Il suo scopo è sopravvivere e non è banale. Può essere un’azienda grande o piccola di successo … ma sopravvivere non è facile. Immaginatevi, per esempio, la Kodak che … grande azienda, ricchissima, ha inventato la macchina fotografica, la prima fotocamera digitale al mondo… e comunque è morta: la Kodak ha cessato completamente, nel 2012, la produzione di apparecchi fotografici. Quindi la gestione di un’azienda è sempre molto delicata. L’obiettivo dell’azienda è sopravvivere.
Come si differenzia Mattoni dai suoi concorrenti nel mercato delle bevande?
In un modo molto semplice: noi abbiamo un’offerta di prodotti che copre tutto. Sia a livello di settore, diciamo di categoria, sia a livello segmentario, cioè avendo nella stessa categoria più marchi e la nostra differenza è che il consumatore è libero di scegliere quello che vuole. Se prendiamo, all’estremo opposto, il mio concorrente che è la Coca-cola, il loro sogno è che tutto il mondo, dovunque, beva Coca-cola, ossia la stessa cosa. Noi, al contrario, presentiamo una vasta gamma di proposte, poi il consumatore liberamente sceglie tra le varie offerte quella locale, perchè l’acqua minerale è locale. La devi imbottigliare lì dove sgorga, quindi è per definizione locale, regionale e, comunque, con un orientamento prevalente verso i prodotti salutari.
Quali sono i piani futuri per l’ espansione internazionale di Mattoni? State esplorando nuovi mercati?
Sempre. Però non posso specificare quale e quando: questo è un tema confidenziale…
Quale è stato il motivo principale che l’ha fatta trasferire a Praga?
La Mattoni.
Quali sono le cose che le piacciono e non le piacciono qui nella Repubblica Ceca?
Comincio da quelle che non mi piacciono: fondamentalmente c’è una certa concentrazione dell’economia in poche mani, quindi un eccesso di potere in poche mani, sempre roba fastidiosa che poi trancia. Capita di inciamparci qualche volta. La Repubblica Ceca è forse tra i paesi ex-comunisti quello che ha avuto lo sviluppo più rapido e più positivo. Credo che ad un certo punto ci sia stata la sensazione di essere i migliori e si è perso lo stimolo a correre, ci si è come fermati un po’ e questo è molto pericoloso.

